GALIMBERTI AD ACIREALE: «VIVIAMO IN UN MONDO SENZA SCOPI»

Villa Belvedere gremita per l’incontro con il filosofo, organizzato dalla Fondazione Bellini per Acireale Estate 2026. Dal disorientamento del presente alla ricerca di una meta: il viaggio verso l’etica del viandante.

(redazione)

«Capite cosa vuol dire spaesamento? Che viviamo in un mondo senza scopi». È da qui che Umberto Galimberti ha iniziato a interrogare il pubblico ieri sera a Villa Belvedere, gremita per l’incontro con il filosofo. Un ragionamento che ha messo al centro una delle inquietudini più profonde dell’uomo contemporaneo: come orientarsi quando il futuro non indica più una direzione, ma soltanto un continuo avanzamento? Una serata organizzata dalla Fondazione Bellini, che ha portato ad Acireale una delle voci più riconoscibili del pensiero contemporaneo.

Prima di salire sul palco, Galimberti si è fermato a lungo con i suoi lettori. Poi, nella lectio introdotta da Antonello Piraneo, direttore de La Sicilia, ha sviluppato il filo della sua riflessione partendo dal rapporto tra uomo, tempo e Tecnica.

«La storia funziona se c’è un passato, un presente e un futuro», ha spiegato Galimberti. Ma nell’età della Tecnica questo equilibrio si spezza: «Per la tecnica il passato è semplicemente sorpassato», mentre ciò che chiamiamo futuro coincide sempre più con il perfezionamento di ciò che già esiste.

L’esempio è quello dello smartphone, con ogni generazione destinata a diventare obsoleta e a preparare la successiva. «Nella 17ª generazione se ne crea un altro per consentire la 18ª»: un avanzamento continuo nel quale il progresso sembra non avere più bisogno di una meta. Ed è proprio qui che, secondo Galimberti, si manifesta lo spaesamento: «Viviamo in un mondo senza scopi. Ed è la prima volta che l’umanità si trova in questa condizione».

Da qui emerge la figura del viandante, al centro della riflessione sviluppata da Galimberti nel suo libro L’etica del viandante. Il viandante, ha chiarito il filosofo, non è «un anarchico errante»: è colui che accetta di camminare assumendo l’incertezza come condizione dell’esistenza. Nell’età della Tecnica, quando non è più possibile affidarsi a un senso ultimo già dato, il cammino diventa così una nuova forma di orientamento.

Ma il viandante porta con sé anche un’altra consapevolezza: l’uomo non è il centro del mondo. «Cominciamo a metterla bene in mente questa cosa. Non siamo il centro dell’universo», ha detto Galimberti, ricordando che la vita sulla Terra esisteva da millenni prima della comparsa dell’uomo e che la nostra stessa esistenza dipende da una complessa catena dell’essere, nella quale piante, animali e microrganismi sono legati gli uni agli altri.

Una prospettiva che mette in discussione l’antropocentrismo, quella visione che ha collocato l’uomo al vertice del creato e il rapporto con la Terra nella logica del dominio. Galimberti ha ricondotto questa impostazione anche alla tradizione giudaico-cristiana, richiamando il comando biblico «dominerai» e il successivo sviluppo di una cultura nella quale scienza e tecnica sono diventate strumenti per ridurre la fatica e il dolore dell’esistenza. «Nessuno si sentì in colpa a dominare la Terra», ha osservato il filosofo. È proprio questa idea di dominio che l’etica del viandante invita a superare: non più l’uomo padrone di un mondo a sua disposizione, ma parte di una rete di relazioni e dipendenze che rende impossibile pensarsi separati dal resto del vivente.

La riflessione è tornata infine sul futuro e sulle nuove generazioni, con una delle frasi più dure della serata: «Perché i ragazzi stanno male? La mia risposta è semplice: perché non hanno il futuro che gli abbiamo tolto». Un passaggio che lega lo spaesamento alla responsabilità di una società che ha costruito un sistema sempre più efficiente nel produrre il presente, ma sempre più incerto nel dare un significato al futuro.

Ad accogliere gli ospiti e il pubblico è stato il presidente della Fondazione Bellini, Mattia Pennisi, che ha invitato sul palco Galimberti definendolo «il dottore dell’anima». Tra i presenti, oltre al sindaco, il vescovo della diocesi Antonino Raspanti, i deputati regionali Nicola D’Agostino e Salvo Tomarchio e rappresentanti delle forze dell’ordine.

«Acireale in questi tre anni ha proposto eventi culturali veramente importanti come quello di stasera con Galimberti, uno dei pensatori più autorevoli a livello mondiale», ha sottolineato il sindaco Roberto Barbagallo. «Continueremo a farlo aspettandoci che, così come è successo con gli altri grandi uomini di cultura, lascino qualcosa di importante a noi presenti e alla città e la Villa Belvedere gremita è già una risposta».

#AcirealeSocial #acireale #Galimberti #cultura





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